Strategie di motivazione all’allenamento: valutazione della prestazione e goal setting

Con questo numero si inaugura una serie di articoli dedicati alle strategie di motivazione all’allenamento sportivo, scelti considerando l’importanza di tale argomento per tutti coloro che operano nel campo del fitness.

Doveroso premettere che, mentre le tecniche motivazionali possono essere d’aiuto, non esiste una panacea per la demotivazione.

Ma perché parlare di motivazione all’allenamento?

La motivazione è alla base della frequenza della clientela nei Centri sportivi e fitness e della soddisfazione delle persone. Così come il raggiungimento di obiettivi di miglioramento personali alimenta in tutti noi la voglia di ripetere le azioni che ci hanno guidato a tale successo, di frequentare persone e ambienti (il Centro sportivo) che ci hanno accompagnato in tale cammino.

La prima cosa da considerare, parlando di motivazione all’allenamento, è il “motivatore”, colui o colei che, in quanto figure professionali, si impegnano a motivare la clientela a fare sport. I trainer, hanno tutt’oggi la necessità di rispondere in modo soddisfacente alla richiesta della clientela di specificità operativa nei confronti dei suoi obiettivi primari, estetici, salutaristici o di prestazione sportiva. Il valore di un trainer o allenatore sta nella capacità di modellare perfettamente le scelte che altrimenti sarebbero lasciate alle empiriche metodologie di allenamento per “sentito dire” e che potrebbero procurare infortuni muscolari, osteoarticolari, tendineo-legamentosi o ancor più il generico insuccesso con conseguenze di stress organico e psicologico.

Ecco perciò il senso di avere delle strategie motivazionali all’allenamento: la presenza di milioni di persone che, pur praticando una attività sportiva, non hanno avuto finora un adeguato riscontro o beneficio, né a livello fisico né psicologico. “Immaginate di dover salire a piedi fino in cima ad un grattacielo….

Senza sapere “quanti piani ci sono”

L’istruttore innanzitutto deve raccogliere quante più informazioni può sulla clientela, sia legate all’aspetto fisico, di salute, sulle abitudini alimentari, che allo stile di vita: lavoro, famiglia (servirà a capire la psicologia del soggetto), relazioni.

Tali informazioni serviranno a programmare, assieme alla persona, una meta. Fissare una meta significa definire chiaramente gli obiettivi che si desidera raggiungere, cioè cosa si vuole fare e anche come si intende farlo. Tutti noi ci prefiggiamo continuamente delle mete in qualunque momento della vita quotidiana, sia facendo la lista della spesa, che tenendo una agenda degli impegni ecc… L’intero concetto di realizzazione è basato interamente sugli scopi che ciascuno si prefigge.

I passi di questo processo, detto Goal Setting, sono i seguenti:

  • Stabilire esattamente cosa si intende ottenere dalla pratica sportiva: obiettivi fisici, psicologici, di frequentazione del Centro fitness, di salute, di carico di lavoro, di strategie generali, di partecipazione ad una competizione ecc….
  • Identificare gli ostacoli che potrebbero esserci ad impedire o rallentare tale pratica, allenamento o semplice frequentazione della palestra
  • Ipotizzare strategie di gestione e superamento di tali ostacoli, o di loro rimozione
  • Definire specifici traguardi, sotto obiettivi, raggiungendo i quali si possono superare gli ostacoli uno dopo l’altro

L’efficacia del Goal setting sta nel fatto di stabilire dei sotto-obiettivi per arrivare alla meta finale, ove tali obiettivi risultino sì sfidanti ma possibili, specifici e sotto il proprio diretto controllo.

Fissare dei traguardi realistici richiede la capacità del trainer di valutare le caratteristiche sportive del soggetto, ma soprattutto di analizzare con la persona in oggetto quali sono le capacità che questa pensa di possedere.

Gli strumenti per fare tale valutazione della prestazione diversi e hanno scopi diversi. Vi sono strumenti adatti all’allenatore per fare un programma di allenamento partendo dall’attuale prestazione del cliente: tali strumenti sono ad uso e consumo dell’istruttore poiché contengono una sua valutazione “oggettiva” della pratica sportiva.

Imparare a motivare gli altri significa però saper utilizzare strumenti diversi da quelli che si usano per insegnare.

“Tante piccole rampe di scale contribuiscono a farci salire

Fino in cima al grattacielo”

Un istruttore deve saper stabilire degli obiettivi di allenamento che possono essere paragonati alla salita in cima al grattacielo, ma motivare il cliente a salire tante piccole rampe di scale fino a successivo pianerottolo, guardando giù per vedere dove si è arrivati sapendo gioire anche dopo i primi 5 gradini, solo l’istruttore guarderà verso l’alto e quando si rivolgerà al suo sportivo lo inciterà a salire altri 5 gradini.

Gli strumenti pratici per stabilire tali obiettivi sono 2:

  1. la Tabella di analisi della prestazione dedicata all’istruttore,
  2. il “performance profile” da usare insieme all’atleta per motivarlo.

 

  1. La Tabella di analisi della prestazione è un ausilio per il trainer, che allena un individuo o un gruppo, per individuare gli elementi della prestazione sportiva rilevanti nell’allenamento valutando ogni singola componente della prestazione in un certo sport.

 

Nome e cognome del cliente Età|peso\altezza Livello\categoria sportiva
TECNICHE: elenco delle tecniche, tipologie di movimenti\passi per essere efficaci in quella disciplina sportiva TEST: elenco degli esercizi in relazione allo sport misurata in relazione al massimo ottenibile PUNTEGGIO: punteggio attribuito dall’istruttore rispetto a quello specifico esercizio
FORMA FISICA: velocità, resistenza, forza, abilità… TEST: esercizi che misurano tali elementi della forma fisica PUNTEGGIO
APPROCCIO MENTALE: caratteristiche rilevanti per quella disciplina ai fini di un corretto approccio mentale all’allenamento e\o competizione TEST: scala 1-10 PUNTEGGIO
STRATEGIE: la modalità di azione che il cliente utilizza nell’allenamento quale strategia alla performance fisica e sportiva TEST: scala 1-10 PUNTEGGIO

 

Tale griglia consentirà di valutare lo sportivo e misurare i suoi miglioramenti, ovvero decidere quanto e quando si vuole migliorare ogni elemento della prestazione tenendo presente che a livello psicologico è realistico ipotizzare volta per volta un obiettivo che alzi tutti i punteggi ad una media che rappresenta il punteggio massimo ottenuto dal cliente. Il periodo di tempo in cui è utile mantenersi vincolati al programma di obiettivi è di massimo 3 mesi. Gli obiettivi multipli sono più facilmente conseguibili se all’inizio non superano i sei-dieci elementi. Spesso gli istruttori fanno l’errore di non utilizzare in modo dettagliato l’ausilio scritto al loro lavoro e questo ha un duplice svantaggio: la dimenticanza o superficialità dei commenti fatti al cliente poiché si va “ a memoria” e , inoltre, ancor peggio, il disservizio dovuto al fatto che la valutazione non è univoca e oggettiva ma cambia da allenatore ad allenatore nel medesimo centro sportivo, impedendo ai trainer di essere intercambiabili mantenendo intatta la qualità del servizio.

  1. Performance Profile

Il secondo strumento è simile al primo ma ha un utilizzo diverso: valutare insieme al cliente la percezione che egli ha di sé e stabilire degli obiettivi che siano raggiungibili  secondo lui. La cosa fondamentale di tale strumento è la capacità di far emergere i costrutti  che l’atleta ritiene costituiscano le qualità fondamentali di un atleta d’elite: il costrutto è il modo di vedere, l’immagine mentale che abbiamo del mondo circostante e degli elementi che lo compongono. I passi per la costruzione del Performance Profile:

  • Definizione dei costrutti: chiedere all’atleta “Quali sono , secondo te, le qualità di un atleta\sportivo d’elite che pratica la tua disciplina?”. Dalla risposta a tale domanda il trainer scrive un elenco di qualità rilevanti per il cliente: sportive, fisiche, psicologiche….( o gruppi di termini che racchiudono una sola qualità), ad es. tranquillità, coordinazione, controllo dei nervi… E’ fondamentale mantenere intatte le definizioni originali del cliente per utilizzare delle parole dotate di significato per lui.
  • A questo punto il trainer chiede al cliente\sportivo di dare a sé stesso un punteggio su ciascuna delle qualità elencate. Disegna poi un istogramma con i punteggi attribuitisi in modo da visualizzare le qualità possedute come fossero dei grattacieli
  • Questa immagine può essere confrontata con una o più altre costruite chiedendo al cliente di dare un punteggio su ogni caratteristica, al suo sportivo ideale, alla sua prestazione desiderata, oppure a come egli ritiene di essere stato quando era in condizioni migliori o in gara.

Figura 1. Ipotesi di Performance Profile per le qualità individuate di tranquillità, concentrazione, forza e volontà

  • Il Performance Profile verrà così somministrato in un secondo, terzo…ecc.tempo al raggiungimento degli obiettivi, oppure al cambiare delle qualità rilevanti per lo sportivo. Il trainer infatti chiederà, al raggiungimento dei sotto-obiettivi dell’allenamento, di rifare una valutazione attuale delle qualità rilevanti per evidenziare, insieme al cliente, i suoi progressi e pertanto motivarlo.

 Il Performance profile ha il grosso pregio di coinvolgere lo sportivo nel perseguimento degli obiettivi su caratteristiche che sono importanti per lui. Egli determina le qualità rilevanti e mano a mano si valuta e ridisegna il grafico dei suoi progressi. Al trainer il compito di programmare un allenamento atto a raggiungerli: per tipologia di esercizi, utilizzo di macchinari, carichi adeguati, orari e ritmi. L’allenamento sarà così motivante poiché il trainer avrà modo di responsabilizzare e motivare il cliente su obiettivi che egli si è dato, reputandoli importanti e raggiungibili. Obiettivi, tabella di valutazione e di allenamento resteranno invece conoscenza riservata del trainer, unico capace di guardare in alto, verso la cima del grattacielo e, senza sapere quanti gradini né piani ci sono, fare forza a sé e motivare gli altri per raggiungere insieme la vetta!