Cosa dire ad un ragazzo appena laureato che non trova lavoro? Genitori e figli, chi ne sa di più parli.

Vedere un ragazzo che ha conseguito un Diploma di laurea e non trova lavoro, e per tutta risposta si ritrova davanti un genitore che spara consigli infondati, su materie ed ambienti che non conosce, è un bel problema.

Il Genitore invece che ammettere che non sa dove indirizzare e come incoraggiare il figlio, raccatta opinioni da colleghi e amici nelle stesse situazioni, o riporta articoli di giornale con statistiche poco affidabili, o per “rincuorare il figlio” denigra l’Italia e lo invita ad andarsene non si sa dove a fare chissà cosa.

Dare coraggio ad un ragazzo appena uscito dall’Università si può. Partendo dalla consapevolezza che sono più le insicurezze e i desideri del genitore a gravare sul figlio di quanto poi il figlio stesso non sia realmente preoccupato per sé.

Questa generazione di Giovani è stracolma di ragazzi in gamba, figli di genitori talvolta meno istruiti di loro. Genitori che sentono il dovere di entrare anche dove non dovrebbero, o che danno consigli su cose che non hanno studiato, tra cui il mercato del lavoro.  

Mi ha colpito molto un professore di Economia, che ha ingaggiato per il figlio un esperto di ricerca del lavoro per consigliarlo su come muoversi. Non si è messo a fare ciò che non sa fare perché la ricerca del lavoro è un lavoro, e richiede esperti di tale ambito.

Il genitore non deve essere, nelle varie fasi di sviluppo del figlio, un suo “complemento”. Egli per essere di supporto deve essere solo la bussola dei valori di fondo e creare opportunità sane per il figlio, in primis un ambiente familiare sereno e salubre, e stimoli dialogici e culturali.

Ogni figlio sa bene che il genitore non è una agenzia per il lavoro. Quindi non è tenuto a trovargli lavoro, anzi in una prima fase è proprio tenuto a fare sì che il figlio cerchi da solo e sia libero di sbagliare ma darsi da fare.

La buona notizia è che se un ragazzo\a è arrivato alla laurea, ce la può fare anche da sé e ha diritto di fare ciò che vuole.

I genitori che stimolano i figli a rifiutare un lavoro non all’altezza, per poi mantenerli loro a casa, dovrebbero chiedersi se lo fanno per sé o per il figlio.

Un ragazzo o ragazza ha bisogno di stare in mezzo ai pari, qualsiasi cosa faccia, di sentirsi autonomo anche economicamente, a costo di fare un lavoro da non laureato in cerca (e non in attesa) di quello giusto.

Anche un lavoro inizialmente sbagliato o sotto-livellato rispetto alla laurea può successivamente essere lasciato per qualcosa di meglio, ma stare a casa a lamentarsi è peggio di qualsiasi cosa.

Incoraggiare i figli significa infondere coraggio. Ricordare loro per ricordare anche a sé stessi, che hanno già tutti i requisiti per trovare qualcosa, qualsiasi cosa che possa farli sentire utili.

Se non hanno un lavoro faranno volontariato e continueranno a cercare. Svilupperanno relazioni costruttive per il loro lavoro, impareranno a darsi da fare.

I figli hanno solo bisogno di qualcuno che creda in loro e li esorti a andare avanti. Hanno bisogno di un genitore che abbia il coraggio di renderli autonomi economicamente e al contempo possa infondergli fiducia. I ragazzi laureati possono fare da sé e bene. 

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