Il rapporto con il corpo assume, nelle donne, valenze psicologiche piuttosto complesse e delicate che cambiano nel corso del tempo. I club dovrebbero tenerne conto, affiancando alle attività tradizionali servizi su misura che ne valorizzino la femminilità
Nella mia esperienza di consulente di centri benessere mi sono rimaste impresse situazioni e persone che hanno un rapporto speciale con il proprio corpo e – a prescindere dall’aspetto fisico – trasmettono all’esterno una grande energia, raccogliendo successo e consensi. Solo per fare un esempio, ricordo che durante la convention di fine anno di una catena di franchising che si occupa di “rimodellamento” della figura femminile è stata premiata la miglior venditrice di pacchetti di dimagrimento: sul palco, a ritirare un viaggio premio, è apparsa Giulia, una donna di un metro e sessantacinque per novanta chili.
Chi lavora nel fitness sa bene che il rapporto con il nostro corpo è alquanto complesso, e coinvolge molteplici aspetti. A volte trainer, istruttori e commerciali capiscono di avere detto e fatto il massimo… ma il cliente continua a non frequentare. In questi casi, il motivo può essere legato al difficile rapporto che la persona ha con il proprio corpo: come fare allora a catturare l’attenzione (e la fiducia) di un target così delicato da gestire? Il primo passo da compiere è, senza dubbio, comprendere i meccanismi che governano la psicologia femminile e il rapporto della donna con la propria fisicità.
Il corpo e l’immagine
Il corpo ci rappresenta nei confronti dell’esterno, è una nostra proiezione verso l’altro, ed è la risultante del progressivo adattamento della base genetica e fisiologica all’ambiente circostante.
Tutte le persone non riescono a vedere sé stesse dall’esterno, e hanno pertanto delle aree rispetto alle quali sono inconsapevoli o hanno percezioni errate.
Tre, in particolare, sono gli aspetti da considerare:
- Vi è ciò che io mostro di me immediatamente: la mia forma fisica, il mio abbigliamento, la mia immagine, il mio volto, le mie espressioni e movenze;
- Vi è ciò che gli altri vedono in me attraverso questa immagine. Ci sono comportamenti e atteggiamenti dei quali diventiamo consapevoli solo grazie agli altri;
- Vi sono poi tante cose che gli altri non sanno di me, ma io invece so: è il perché agisco in un certo modo, cosa mi spinge e mi trattiene, in base a quali paure, esperienze passate o desideri io mi comporto in un certo modo piuttosto che in un’altro.
La relazione di ogni donna col proprio corpo è al centro di un continuo processo che comprende ciò che gli altri pensano di lei, le sue paure, i suoi freni, i suoi slanci… Il fisico diventa pertanto uno strumento per nascondersi o esporsi, dando una certa immagine di sé.
Il corpo e la persona
Il corpo, e il modo in cui noi lo “indossiamo”, indicano ciò che la nostra persona è, ma spesso le donne non si sentono rispecchiate nel proprio fisico. Bisogna pertanto fare grande attenzione al complesso e delicato rapporto che sussiste fra il corpo e la persona: per un club questo aspetto è fondamentale, perché potrebbe guidare l’approccio con le clienti.
Ecco alcuni spunti in merito:
- cercate di capire in che modo le clienti vedono sé stesse;
- la donna, per star bene con il proprio corpo, ha bisogno di essere riconosciuta e trattata in quanto tale; per questa ragione, può essere importante affiancare alle normali attività fitness dei momenti di valorizzazione ad hoc della femminilità: una giornata in cui nello spogliatoio vi sia una parrucchiera che fa la messa in piega o un estetista che sistemi il trucco, un corso di portamento, l’incontro con qualche testimonial del mondo della moda, uno psicologo che ascolti le donne e spieghi loro come vivere bene a tutte le età;
- è noto che anche la più bella delle donne può sentirsi brutta se è giù di morale; è per questo che la prima cosa che dovete chiedere è «Come stai?». Non è una perdita di tempo.
La motivazione a praticare fitness è guidata non tanto dalla reale efficacia della stessa, quanto dalla relazione che si stabilisce tra la persona e il suo corpo all’interno della stessa attività fisica. Una donna che incontra in un club delle coetanee che le somigliano fisicamente, e che più di lei si trovano bene con il proprio corpo, sarà motivata a frequentare il centro e a vivere sé stessa con disinvoltura. L’essenziale è che la cliente trovi nel club modelli di miglioramento realistici, ovvero raggiungibili. È l’irraggiungibile rappresentato dal corpo delle top model che ha causato tanti disturbi dell’alimentazione e ha fatto la fortuna dei chirurghi plastici.
Ogni stagione ha i suoi frutti
Nell’adolescenza la donna sperimenta per la prima volta il suo corpo come mezzo di comunicazione con l’esterno; pertanto, se decide di prendersene cura o di investire su di esso attraverso lo sport e l’attività fisica, lo fa con il preciso intento di essere riconosciuta come parte di un gruppo/squadra/compagnia di coetanei. In questa fase della vita, sarebbe ottimale praticare sport o attività di gruppo che migliorano il fisico portando la giovane ad accettarlo come una parte naturale di sé nello scambio con i propri coetanei. Un tempo il contatto fisico era vissuto in modo più naturale: i giovani prendevano il corpo come una cosa seria attraverso cui esprimere reali sentimenti e attaccamenti affettivi. Oggi, purtroppo, i modelli proposti alle donne sono prevalentemente legati all’utilizzo del corpo come strumento d’impatto. Impattare sta per impressionare, fare colpo e sorprendere con le forme e l’immagine. Una sera, in un ristorante molto alla moda di Milano, mi sono trovata seduta a un tavolo accanto alla toilette. Quella posizione mi ha permesso di osservare alcuni comportamenti sociali molto interessanti: ogni due minuti, una donna si recava alla toilette esprimendo problemi di visibilità, poiché ciascuna di esse indossava o aveva qualcosa nel suo aspetto estetico che attirava prepotentemente l’attenzione. Il problema è che oggi il corpo è vissuto come estraneo rispetto a sé, ed è perciò trattato come uno strumento per ottenere cose che solo la persona nel suo insieme può conquistare. In questo senso, fitness e sport possono insegnare all’adolescente a “giocare e giocarsi sportivamente” nel gruppo a cui appartiene, crescendo in maniera più solida ed equilibrata.
Dai 20 ai 30 anni le donne che studiano frequenteranno un centro fitness per distrarsi e staccare dai libri, e le lavoratrici per staccare dal lavoro. In entrambi i casi, comunque, la cura del corpo non presenta aspetti problematici, poiché siamo nel fiore della femminilità, della disinvoltura e della bellezza. Il corpo è una scoperta continua, fonte di contraddizione e di soddisfazione, e rappresenta soprattutto un mezzo per attirare l’attenzione. Le clienti di questa fascia d’età cercheranno nel club uno spazio in cui “sfogarsi” liberamente, senza le costrizioni della vita quotidiana. Sentiranno più bisogno di luoghi “relazionali” ove poter parlare tra loro (vasca idromassaggio, hall…) e frequenteranno con una motivazione maggiore attività ad alto impatto. La pianificazione degli orari e dei corsi dovrà pertanto tenere conto di questi aspetti.
Dai 30 ai 45 anni le cose cambiano un poco: la donna sperimenta il corpo in maniera più adulta e consapevole. Coloro che riescono a rapportarsi con se stesse e con gli altri in modo soddisfacente frequentano il club per mantenere il fisico in forma e non invecchiare, e lo trattano come una parte integrante della propria salute fisica e mentale: sono donne che si muovono con disinvoltura in mezzo agli altri, e che hanno abbandonato l’idea del corpo in vetrina. Le donne che hanno invece un rapporto più difficile con se stesse e con gli altri mettono la loro fisicità al primo posto, si sforzano di sembrare più giovani e si allenano in modo spasmodico. All’interno del club, persone di questo tipo andranno valorizzate e riempite di complimenti per la loro “giovane bellezza” preferibilmente da trainer di sesso maschile che mostrino un sincero apprezzamento per gli sforzi compiuti per mantenersi in forma.
Dai 45 ai 60 anni il rapporto con il corpo diventa più armonioso, e viene vissuto con maggiore serenità e disinvoltura. L’attività fisica è pertanto svolta con maggiore motivazione perché è necessaria e desiderata per conservarsi. Abbandonata l’idea di competere con le ragazzine o le proprie figlie, la donna può sperimentare una seconda giovinezza, trovando nel club un luogo nel quale distrarsi e fare nuove amicizie. Le donne mature desiderano fortemente dei momenti per sé, sono più disposte a spendere e a coccolarsi per ritagliare momenti preziosi legati alla propria persona. I servizi legati al benessere sono, ovviamente, quelli sui quali puntare per soddisfare al meglio le loro esigenze.
Over 60. La donna cerca serenità e tranquillità, ha bisogno di tecnici competenti e non si fa abbagliare dalle novità, ma misura in maniera minuziosa gli effetti dell’attività fisica su di sé. Sta facendo un investimento e non si può permettere di sbagliare, pena l’invecchiamento e la mancanza di reattività. A queste clienti è indispensabile offrire un servizio integrato nel quale coordinare l’attività fisica con trattamenti benessere, check up medici e consulenze alimentari. I trainer migliori per queste donne sono maturi d’età ma, soprattutto, sono colti e aggiornati.
Se sto bene, mi piaccio
Per ciascuna delle fasce d’età sopra considerate, il club che desidera realmente avvicinarsi alle esigenze della propria clientela femminile deve sempre fornire servizi aggiuntivi da affiancare all’attività fisica in senso stretto. Ecco alcuni spunti di riflessione:
- Avete mai visto uno spazio “multisensoriale”? A Roma c’è un famosissimo parrucchiere che ne ha aperto uno. Vende abiti vintage, ha un angolo lettura dove è possibile acquistare libri “scelti”, uno spazio estetica e make up, un angolo per il merchandising di prodotti sulla bellezza e i capelli, delle mensole ove espone e commercializza calzature di moda, il bar dove si può mangiare macrobiotico. Per colpire le donne e migliorare la loro relazione col proprio corpo e quindi col club, il fitness al femminile dovrà essere sempre più legato a questo concetto. I centri wellness dovrebbero creare spazi nei quali le donne possono valorizzare, coltivare e alimentare la propria femminilità;
- All’interno del club potrebbero essere previsti veri e propri “consulenti del benessere”, attenti alla psicologia femminile, che offrano alle donne l’opportunità di parlare di sé con lo scopo di stare meglio con se stesse e con gli altri;
- Michele, titolare di un noto fitness club di Palermo, ha inserito una serie di attività quali la meditazione, lo yoga, il portamento e il trucco. In un’intervista sull’argomento ha risposto in questi termini: «La bellezza viene da dentro, non da fuori. Le donne pensano di essere meno belle di quello che sono, schiacciate da uno stereotipo culturale che le vuole adolescenziali o gonfiate nelle zone erogene. Noto che spesso basta un semplice momento no per sentirsi male, grasse e brutte. Da anni i chirurghi lavorano con il corpo per cambiare la percezione che le donne hanno di sé stesse, mentre sarebbe meglio insegnare loro ad accettarsi e sentirsi bene, ad accrescere la propria autostima, a sviluppare la propria individualità, soprattutto per fare emergere i nodi emotivi che alimentano la sindrome del “mi sento brutta”. Si deve passare dal “Se mi piaccio, sto bene” al “Se sto bene, mi piaccio”.»
Ho seguito molti centri fitness e visto molte clienti prendersi cura di sé e del proprio corpo. Anche dopo estenuanti sforzi, costanza e impegno, non mi è mai capitato di vedere che una Littizzetto si trasformasse in una Schiffer. Però, grazie a un nuovo rapporto col proprio corpo, ho visto tante Mina imparare a cantare in pubblico. Quello che voglio dire è che i club hanno tutte le potenzialità per diventare luoghi nei quali una donna, a prescindere dall’età, può costruire o recuperare un rapporto armonioso e appagante con la propria femminilità. Non è una sfida impossibile. Elaborando nuove idee e sviluppando nuovi servizi, come ha fatto Michele con il suo centro a Palermo, si possono ottenere risultati insperati. E ampliare gli orizzonti del club.